UN ANNO DOPO

Dopo un anno di attività emergenziale svolta come agibilitatore e coordinatore FAST per conto dell'Ordine degli Architetti PPC di Macerata, è doverosa e necessaria una rendicontazione di quanto svolto anche se la fase dell'emergenza vera e propria ancora non è terminata. Purtroppo, come a dicembre scorso segnalato, la sovrapposizione della ricostruzione all'emergenza ha causato notevoli ritardi alla definizione dei danni, quindi nel ritardo della chiusura dell'attività di emergenza, perché si sono tolte molte energie professionali dirottate, invece, verso una impossibile ricostruzione che, al momento, dimostra di essere ancora al palo (in prov. di Macerata sono solo 790 circa i progetti presentati e solo un centinaio circa hanno il decreto di approvazione - tutti o quasi con esito B).

 

Molti nostri colleghi volontari,o  collaboratori e quanti hanno avuto responsabilità operative o di rappresentanza del nostro Ordine di Macerata, comunque impegnati, nell'attività emergenziale di rilievo del danno post sisma 2016, sono stati chiamai a dare ragione, a descrivere, "che cosa sia stata" tale attività di volontariato. Talvolta a questa domanda, si sono collegate intenzioni e interventi di sostegno e di aiuto, dono di tempo e di impegno personale e anche di denaro; quindi, in qualche modo, si è risposto che "è un dovere civile e morale", "un obbligo per chi svolge anche attività di pubblico servizio", "lo dobbiamo per le nostre popolazioni duramente colpite dal sisma", tentando, così, con brevi risposte, molto sintetiche, di fornire in qualche modo, una descrizione chiara e quanto più convincente possibile. Nessuna di queste definizioni, però, mette esplicitamente al centro il “vero perchè” del grande impegno profuso dagli Architetti maceratesi: oltre cento nostri colleghi su poco più di seicento iscritti, compresi dipendenti pubblici e privati, si sono impegnati in quasi cinquecento giorni di attività FAST (dati CCR Regione Marche), oltre all'attività AeDES e ad altre attività legate all'emergenza purtroppo, non ancora conclusa. Forse noi, che abbiamo operato anche in altri contesti post sismici, ben lo sappiamo e diamo già per scontato quello che non sempre è scontato: l'incontro operoso attraverso le persone, quelle che aiutano e quelle che sono aiutate, quelle che incontriamo direttamente e quelle di cui altri, lavorando insieme con noi, ci hanno raccontato le storie. Storie di condivisione del dolore, della disperazione, di stupore per tanta vicinanza fino all'abbraccio sincero verso chi cercava solo una parola di conforto e di coraggio. Non abbiamo la pretesa di raccontare tutto, ma dire che la nostra attività sia stata solo un "civico dovere verso le nostre popolazioni" è una riduzione eccessiva di un più ampio desiderio insito nella nostra coscienza che accomuna "competenza e virtù". Ce lo ricordava Papa Franscesco nell'ottobre del 2015 “Condividendo la necessità del pane quotidiano, voi incontrate ogni giorno centinaia di persone. Non dimenticate che sono persone, non numeri, ciascuno con il suo fardello di dolore che a volte sembra impossibile da portare. Tenendo sempre presente questo, saprete guardarli in faccia, guardarli negli occhi, stringere loro la mano, scorgere in essi la carne di Cristo e aiutarli anche a riconquistare la loro dignità e a rimettersi in piedi...”. Siamo certi che quanti di noi in questa occasione hanno ascoltato la voce di chi è stato guardato, anche per un solo momento, alla sua vita, di chi èstato sollevato anche da un piccolo gesto come una "pacca sulla spalla", uno sguardo, un vero "abbraccio" amorevole di vicinanza, una nuova amicizia, ha tratto la consapevolezza che è un "ricominciare per tutti", anche se in modo diverso, a ripensare il futuro con maggiore speranza.

Ci siamo chiesti molte volte, nei mesi trascorsi, come proporre i "numeri" delle attività svolte, come comunicare questa nostra "nuova speranza" nella selva intricata delle tantissime comunicazioni ed iniziative, spesso insignificanti, che ancora oggi si susseguono sul sisma e post sisma, con il rischio di banalizzarli, di "bruciarli" a causa di una informazione inefficace.  Ci rimettiamo, quindi, alla semplice rappresentazione che si leggerà nei dati allegati a questa comunicazione i quali sapranno trasmettere meglio i fatti, i numeri, i processi operativi, i risultati dell'attività svolta.

In conclusione, come Architetti, ci sentiamo orgogliosi di esserci messi in discussione, non solo con la mera esecuzione di azioni e risultati ma, soprattutto, con l'incontro di persone vere, dalla cui voce e non dal nostro dire abbiamo tratto la vera risposta alla domanda di senso posta all'inizio. E proprio queste persone vorremmo sempre meglio poter servire; vorremmo adempiere a ciò anche con la ricostruzione, ma meglio formati, informati e debitamente sostenuti da un quadro legislativo-operativo adeguato.

 

Brevemente le cifre di queste nostre attività:

- Architetti della Provincia di Macerata impegnati in sopralluoghi AeDES - 6 su 11 abilitati - con 23 giornate di attività

- Architetti della Provincia di Macerata impegnati in sopralluoghi FAST - 106 su 603 iscritti (circa 300 liberi professionisti) con 492 giornate di attività .Ofredo il più alto contributo, tra gli Ordini professionali, di attività in ragione del numero dei tecnici disponibili.

Va precisato che il 12% degli Architetti della Provincia di Macerata hanno avuto danni a causa del sisma e inagibile la propria casa o lo studio.

Tornando alla mia personale esperienza posso solo rendicontare che, tra fine agosto e settembre 2016 si mi sono impegnato per dieci giorni nei sopralluoghi emergenziali per  i COC di Corridonia e Tolentino. Poi, ad ottobre, ho inziato a fare i sopralluoghi AeDES ad Amandola (FM) e, successivamente al sisma del 26 e 30 ottobre 2016, ho iniziato ad organizzare le squadre FAST dell'Ordine di Macerata e continuare ad effettuare sopralluoghi FAST (6 giornate) e AeDES.(15 giornate totali).

 

Un caro saluto e ringraziamento a quanti hanno reso possibile questa occasione di condivisione.

Arch. Franco Domizi

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