SISMA BUONUS anche per le demolizioni e ricostruzioni in aree diverse se si mantiene la stessa volumetria

Le spese sostenute per la demolizione e la ricostruzione di un edificio in un’area di sedime differente, possono beneficiare della detrazione d’imposta prevista dal sismabonus, a condizione che dal titolo abilitativo risulti che si tratti di intervento di ristrutturazione in quanto risulta invariata la volumetria.

Il chiarimento è arrivato dalle Entrate con la risposta del 27 dicembre 2018, n. 131.

L’istante chiede di fruire delle agevolazioni in riferimento ad un intervento di demolizione e ricostruzione di un edificio (il cosiddetto sismabonus) dal momento che, data la presenza di vincoli, è prevista la traslazione del fabbricato conservando la stessa volumetria ma con variazione di area di sedime.

L’agenzia delle Entrate ricorda che per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche su edifici adibiti ad abitazione e ad attività produttive ubicati nelle zone sismiche ad alta pericolosità, il dl n. 63 del 2013 riconosce una detrazione di imposta del 50% delle spese sostenute (limite massimo delle spese pari a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno, da ripartirsi in 5 quote annuali di pari importo nell’anno di sostenimento ed in quelli successivi).

Inoltre, la legge 232/2016 (legge di Bilancio 2017) prevede che qualora dagli interventi derivi una diminuzione del rischio sismico, la detrazione spetta nella misura del 70% in caso di diminuzione di una classe di rischio e nella misura dell’80% in caso di diminuzione di 2 classi di rischio.

La risoluzione 34/E del 27 aprile 2018 ha precisato che ai fini dell’applicazione della detrazione per un intervento di demolizione e ricostruzione, è necessario che dal titolo amministrativo che assente i lavori risulti che l’opera consista in un intervento di conservazione del patrimonio edilizio esistente e non in un intervento di nuova costruzione.

Premesso ciò, il caso in esame riguarda la demolizione e ricostruzione di un edificio con la medesima volumetria, ma in una differente area di sedime; pertanto, ricorda le Entrate, è necessario che dal titolo amministrativo che assente i lavori deve risultare che si tratta di un intervento di ristrutturazione perché risulta invariata la volumetria e, quindi, inquadrabile come fedele ricostruzione ex art. 3, comma 1 , lettera d) del Dpr n. 380/2001 e peraltro ammesso alla detrazione di cui all’art. 16-bis del TUIR.

In definitiva, la detrazione è ammessa anche se l’intervento di ristrutturazione edilizia consistente nella demolizione e ricostruzione comporti anche lo spostamento di lieve entità rispetto al sedime originario.

Come già evidenziato con la "circolare n. 7/2018", l’Agenzia ha ribadito che è possibile beneficiare della detrazione anche qualora l’intervento di ristrutturazione comporti lo spostamento di lieve entità rispetto al sedime originario, in riferimento al fatto che:

  • la nozione di sagoma edilizia è intimamente legata anche all’area di sedime del fabbricato
  • il legislatore ha eliminato il riferimento al rispetto della sagoma per gli immobili non vincolati

Per quanto concerne, invece, la RICOSTRUZIONE dei territorio danneggiati dal Sisma 2016, rimaniamo in attesa che il legislatore dia la possibilità di intervenire con il SISMA BONUS anche nella demolizione e ricostruzione di edifici DANNEGGIATI DAL SISMA 2016 e difficilmente riparabili. Cioè, conceda la possibilità di non gravare economicamente sui cittadini già martoriati dal sisma, addossando loro anche il costo della demolizione e smaltimento delle macerie di questi scarsi edifici.

Si deve poter permettere, in sintesi, di intervenire con questo SISMA BONUS per la SOSTITUZIONE, con L'INNOVAZIONE EDILIZIA, di tutte quelle costruzioni, danneggiate dal sisma, ma difficilmente riparabili. Perché, magari, sono case costruite con materiali scadenti come la pietra di "tufo" o la "scaglia rossa". Materiali, questi, che da moltissimi anni non sono annoverati tra quelli utilizzabili per una costruzione; edifici, magari, facenti parte di una edilizia "di necessità" di scarsa qualità architettonica e, magari,non rispettosa degli standards minimi di abitabilità, quindi, di scarso valore commerciale per cui, magari, il contributo di intervento per la riparazione dei danni diventa maggiore del valore stesso dell'immobile. Questo, solo per fare alcuni esempi, non certo esaustivi, dell'ampio panorama di cui è costellato l'universo edilizio.

Una estensione, quindi, del SISMA BONUS, SE MEGLIO NON SI PUO', anche per gli edifici che, pur non avendo "crolli o danni più che gravissimi", non hanno il livello massimo di danno "L4", ma più basso (tipo L1, L2 o L3), ed hanno danni tali da RENDERE OBBLIGATORIA LA DEMOLIZIONE DELL'EDIFICIO PER NON SPRECARE SOLDI RIPARANDO CASE SENZA VALORE.

 In allegato la risposta n. 131 dell'Agenzia delle Entrate del 27.12.2018.

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