SISMA 2016 - CASSAZIONE: tutte le opere realizzate per superare l'emergenza devono avere caratteristiche tali da poter essere rimosse

La Cassazione si è espressa sul Centro Polivalente di Norcia realizzato dall'Architetto Stefano Boeri affermando che l'opera non ha carattere temporaneo così come previsto dalla legge. Adesso si pone il problema di tutte le altre opere "provvisorie" realizzate per l'emergenza tipo SAE, Centri Commerciali, Locali Polivalentei e Direzionali, che non hanno questo requisito di "temporaneità". Basti pensare alle fondazioni su pali trivellati in cemento armato ed altre opere "pesanti" di urbanizzazione. Come si intende "sanare" adesso tutte queste opere?

 

SISMA 2016 - CASSAZIONE: il Centro polivalente di Boeri a Norcia non è "temporaneo"

Non ha carattere "temporaneo" il centro polivalente di Norcia progettato da Stefano Boeri. A stabilirlo in modo definitivo è stata la sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza pubblicata il 19.02.2019. I giudici non sono però certi che sia stato corretto porre l’opera sotto sequestro.

Centro polivalente di Stefano Boeri a Norcia

Tutto inizia con il sisma del 30 ottobre 2018, che distrugge, tra le altre, la città di Norcia. Partono quindi una serie di iniziative di solidarietà. Tra queste “Un Aiuto Subito. Terremoto Centro Italia 6.0”, promossa da Corriere della Sera e TG La7. Con le risorse raccolte viene costruita una parte del Centro Polivalente e di Protezione Civile progettato dall'architetto Stefano Boeri. L’opera è realizzata in un’area di proprietà del Comune e donata al Comune con una convenzione.

Poi il sequestro,  per la  violazione della normativa edilizia per la realizzazione del centro "in assenza del necessario permesso a costruire e dell'autorizzazione paesaggistica" visto che l'e dalla destinazione agricola dell’area, dalle caratteristiche costruttive dell’opera e dalla donazione a favore del Comune. Elementi in base ai quali è stata esclusa la temporaneità dell’opera: "Non v’è dubbio che l’opera oggetto di sequestro non può essere definita in alcun modo temporanea“.

Cassazione: centro polivalente irregolare

I giudici della Cassazione hanno affermato che “tutte le opere realizzate al fine di superare l’emergenza ‘sisma’ devono possedere caratteristiche tali da poter essere rimosse alla cessazione dell’esigenza stessa. Diversamente ragionando si consentirebbe la violazione delle norme che disciplinano il governo del territorio al di fuori delle specifiche esigenze che ne giustificano la deroga”.

Il centro polifunzionale progettato da Boeri non rispetterebbe, quindi, i requisiti di temporaneità tipici di una situazione di emergenza.

Secondo la Cassazione, in base alle ordinanze di Protezione Civile è possibile derogare al testo Unico dell’edilizia (Dpr 380/2001) e al Codice dei Beni ambientali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004) solo per la realizzazione delle strutture abitative di emergenza, delle strutture necessarie a garantire i servizi pubblici e le attività di culto e l'assistenza in forma transitoria alle popolazioni residenti in edifici danneggiati.

I giudici hanno citato inoltre la Legge 229/2016, che consente la realizzazione, senza titoli abilitativi, di manufatti e strutture amovibili in sostituzione temporanea di un immobile destinato ad abitazione principale e dichiarato inagibile.

Alla luce di queste considerazioni, la Cassazione non ritiene che il centro polivalente sia precario né che risponda alle caratteristiche previste dalle ordinanze di protezione Civile. Il fatto che l’opera sia stata donata al Comune ha fatto escludere ai giudici la provvisorietà e temporaneità dell’intervento.

 

Cassazione: il sequestro preventivo è la scelta giusta?

D’altra parte i giudici hanno affermato che: " d'altra parte, i giudici hanno approfondito il concetto di carico urbanistico e di pericolo imminente derivante dall’utilizzo del centro polivalente", arrivando a dubitare dell’opportunità di aver applicato il sequestro preventivo.

Secondo la Cassazione, il Tribunale di Spoleto, che ha emesso il provvedimento di sequestro, “non ha tenuto conto della peculiarità del caso in esame caratterizzato dal fatto che l’opera (ormai compiuta) è di proprietà comunale, è stata realizzata in un contesto sconvolto dal sisma ed è (anche per questo) destinata comunque a soddisfare le esigenze fatte proprie dalla pubblica amministrazione che s’è resa protagonista della sua realizzazione”.

Una sorta di: "non si potrebbe ma, vista la situazione .... "

La palla passa ora al Tribunale di Spoleto, che deve decidere sul sequestro, mentre si sta valutando anche la delocalizzazione dell’opera in un’altra area non vincolata.

 

Articolo tratto da Edilportale del 20.02.2019 a firma Paola Mammarella

 

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.